Il Decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146 modifica il Testo unico sulla sicurezza del 2008 prevedendo un sistema di vigilanza congiunta ASl, Ispettorato del Lavoro, INAIL, Carabinieri, INPS.

La Circolare dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro n°4 del 9/12/2021 conferma il processo di cambiamento in atto.

Arriva la sospensione dell’attività di impresa colta in flagrante di violazione delle norme sulla sicurezza ed in particolare nei seguenti casi di violazione manifesta:

⇒Mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi

⇒Mancata elaborazione del Piano di Emergenza ed evacuazione

⇒Mancata formazione ed addestramento

⇒Mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del relativo responsabile

⇒Mancata elaborazione piano operativo di sicurezza (POS)

⇒Mancata fornitura del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto

⇒Mancanza di protezioni verso il vuoto

⇒Mancata applicazione delle armature di sostegno, fatte salve le prescrizioni desumibili dalla relazione tecnica di consistenza del terreno

⇒Lavori in prossimità di linee elettriche in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi

⇒Presenza di conduttori nudi in tensione in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi

⇒Mancanza protezione contro i contatti diretti ed indiretti (impianto di terra, interruttore magnetotermico, interruttore differenziale)

⇒Omessa vigilanza in ordine alla rimozione o modifica dei dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo.

Viene inoltra ridotta la soglia di irregolarità/tolleranza sull’applicazione della sospensione nel caso di impresa colta in flagrante per la presenza di lavoratori “in nero”, che passa dal 20% al 10%.

Altre modifiche chieste dall’Ispettorato e recepite dal governo nel decreto sono quelle riguardanti le sanzioni. Il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale scatterà in tutti i casi di “gravi violazioni di prevenzione” – senza necessità che l’azienda sia recidiva, come avviene oggi – e quando venga riscontrato “almeno il 10%di lavoratori in nero sul luogo di lavoro, contro il 20% attuale. Sotto la soglia del 10% (comunque troppo alta, ha fatto sapere il presidente di Confindustria Carlo Bonomi) continueranno ovviamente ad applicarsi le sanzioni pecuniarie, crescenti al crescere dell’anzianità lavorativa dei dipendenti in nero. Per tutto il periodo di sospensione l’azienda non potrà contrattare con la pubblica amministrazione.

Il provvedimento sarà revocato solo dopo la regolarizzazione dei lavoratori in nero, il ripristino delle condizioni di sicurezza, il pagamento di una somma aggiuntiva che sale da 2.500 a 5mila euro se i lavoratori irregolari sono più di cinque e ulteriori somme aggiuntive se vengono riscontrate specifiche violazioni, quelle che più di frequente sfociano in incidenti mortali.

Per esempio la mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi (2500 euro), la mancata formazione ed addestramento (300 euro a lavoratore), la mancata fornitura del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto (300 euro), la mancanza di protezioni verso il vuoto (3mila euro), l’effettuazione di lavori in prossimità di linee elettriche in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori (3mila euro) e anche l’omessa vigilanza su rimozione o modifica dei dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo (3mila euro).

Tutte le somme aggiuntive sono poi raddoppiate se nei cinque anni precedenti la stessa impresa è già stata sospesa per violazioni. Chi non rispetta il provvedimento di sospensione è punito con l’arresto fino a sei mesi se ha violato la normativa su salute e sicurezza e con l’arresto da tre a sei mesi o un‘ammenda da 2.500 a 6.400 euro in caso di lavoro nero.

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