Con il mese di settembre ritornano a salire le denunce di contagio COVID 19 inquadrate come infortunio sul lavoro.

Vediamo un pò i numeri:

Il totale delle denunce INAIL dall’inizio della pandemia è pari a 54.128. Rispetto al monitoraggio effettuato al 31 agosto, le denunce in più al 30 settembre sono 1.919, di cui 1.127 relative a infezioni avvenute in settembre e le altre 792 nei mesi precedenti, per effetto del consolidamento dei dati.

Dall’analisi territoriale emerge che più della metà delle denunce (55,1%) ricade nel Nord-Ovest, seguito da Nord-Est (24,4%), Centro (11,9%), Sud (6,2%) e Isole (2,4%). Concentrando l’analisi esclusivamente sui casi mortali, la percentuale del Nord-Ovest sale al 56,7%, mentre il Sud, con il 16,0% dei decessi, precede il Nord-Est (13,8%), il Centro (11,6%) e le Isole (1,9%). La Lombardia si conferma la regione più colpita, con il 35,2% dei contagi denunciati e il 41,7% dei casi mortali. Tra le province, invece, il primato negativo spetta a quella di Milano, con il 10.8% del totale delle infezioni sul lavoro denunciate, seguita da Torino (7,8%), Brescia (5,4%) e Bergamo (4,6%), che con 37 decessi, pari all’11,6% del totale, si conferma al primo posto per numero di casi mortali, seguita dalle province di Milano (8,2%), Brescia (7,8%) e Napoli (6,0%).

Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – con il 70,3% delle denunce e il 21,3% dei decessi codificati precede l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), in cui ricadono l’8,9% delle infezioni denunciate e il 10,7% dei casi mortali. Gli altri settori più colpiti sono i servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il manifatturiero (tra cui gli addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare) e le attività dei servizi di alloggio e ristorazione.

Vediamo quindi quali sono le sanzioni civili e penali a cui il datore di lavoro va incontro:

Un infortunio sul lavoro può portare a sanzioni penali, civili o amministrative ai danni del datore di lavoro.

Sanzioni penali e civili a carico del datore di lavoro

Poiché l’infortunio comporta sempre una lesione personale ai danni del lavoratore, tale fattispecie viene sanzionata dalla legge penale in quanto consegue ad una condotta costitutiva di reato; si tratta dei reati di lesioni e omicidio colposo, quando dall’evento derivi la morte del lavoratore. 

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    In quest’ultimo caso l’azione penale viene esercitata d’ufficio dalla Procura, non appena giunge la notizia di reato, cioè non appena le autorità competenti vengono a conoscenza dei fatti lesivi.

    Le lesioni colpose invece, per essere perseguite necessitano di una denuncia (la querela del soggetto offeso o dei suoi eredi, in caso di decesso).

    La condotta illecita del datore di lavoro consiste nella violazione di norme antinfortunistiche, che impongono l’adozione di una serie di misure di sicurezza per l’incolumità e la salute del prestatore di lavoro con conseguente lesione dell’integrità fisica del lavoratore.

    La legge prevede inoltre che, nei casi di infortunio per i quali la prognosi porta a ritenere che la malattia avrà una durata superiore a 40 giorni, il Procuratore della Repubblica è tenuto ad esercitare l’azione penale d’ufficio (senza cioè che sia necessaria la presentazione di querela da parte dell’infortunato).

    L’infortunio può dar luogo anche a sanzioni di tipo civile. È previsto, infatti, il risarcimento del danno patrimoniale, costituito dal pregiudizio economico (come le spese sostenute per le cure, le perizie, gli eventuali mancati guadagni ecc.) nonché il risarcimento del danno non patrimoniale, come il danno biologico costituito dalla lesione all’integrità psico fisica o il danno alla vita di relazione.

    Le sanzioni amministrative

    C’è il rischio inoltre di sanzioni amministrative. Si tratta di sanzioni pecuniarie e sanzioni interdittive come ad esempio, per quest’ultimo caso, il divieto di collaborare con la Pubblica Amministrazione o la sospensione dell’attività di impresa.

    Prima di andare avanti è bene ricordare che per gli infortuni verificatisi ai danni dei lavoratori dipendenti o assimilati, considerati non guaribili entro tre giorni, il datore di lavoro ha l’obbligo di inoltrare la denuncia/comunicazione di infortunio all’Inail entro due giorni dalla ricezione del certificato medico. A decorrere dal 1° luglio 2013 la comunicazione deve essere trasmessa all’Inail esclusivamente per via telematica.

    Se la prognosi si prolunga oltre il terzo giorno, il datore di lavoro deve effettuare la suddetta comunicazione entro due giorni dalla ricezione del nuovo certificato medico. In caso di infortunio mortale deve segnalare l’evento entro 24 ore con qualunque mezzo che permetta di dimostrarne l’invio.

    La comunicazione va data anche per gli infortuni che comportano l’assenza per più di un giorno di lavoro ma per non più di tre, ma puramente a fini statistici e informativi. In caso di ritardo si rischia una sanzione che va da 548,00 a 1.972,80 euro.

    Quando invece si ritarda l’invio della comunicazione dell’infortunio superiore ai tre giorni si va incontro ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.096,00 a 4.932,00 euro.